ERRETRE https://erretresicurezza.it IT & Safety Solutions Sat, 11 Apr 2020 11:36:51 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.3 https://erretresicurezza.it/wp-content/uploads/2019/01/cropped-favicon-32x32.png ERRETRE https://erretresicurezza.it 32 32 Il Rappresentante dei lavoratori per la Sicurezza e il D.Lgs. 81/2008 https://erretresicurezza.it/il-rappresentante-dei-lavoratori-per-la-sicurezza-e-il-d-lgs-81-2008/ https://erretresicurezza.it/il-rappresentante-dei-lavoratori-per-la-sicurezza-e-il-d-lgs-81-2008/#respond Sat, 11 Apr 2020 11:36:51 +0000 https://erretresicurezza.it/?p=17762 Fonte: puntosicuro.it Firenze, 15 Gen – Se il D.Lgs. 81/2008 può considerarsi “un punto di approdo di un lungo percorso, articolato e tempestoso, che ha interessato l’alluvionale normativa in tema di salute e sicurezza nel nostro Paese”, tale punto di approdo non è fermo, ma è “costantemente in discussione. Oggetto di innumerevoli modifiche, di tante

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Fonte: puntosicuro.it

Firenze, 15 Gen – Se il D.Lgs. 81/2008 può considerarsi “un punto di approdo di un lungo percorso, articolato e tempestoso, che ha interessato l’alluvionale normativa in tema di salute e sicurezza nel nostro Paese”, tale punto di approdo non è fermo, ma è “costantemente in discussione. Oggetto di innumerevoli modifiche, di tante attuazioni, ma anche di molte inattuazioni”.

A ricordarlo e a tracciare un bilancio del Testo Unico (o meglio “Unico Testo normativo”) con particolare riferimento al ruolo dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, è un intervento che è stato presentato al convegno “A 10 anni dal DLgs 81/08: RLS….che fare? Ruolo, prerogative, diritti e timori” che, organizzato dalla Regione Toscana, si è tenuto il 4 dicembre 2018, e i cui atti sono stati pubblicati nel Bollettino informativo n.1/2019 “ Toscana RLS”.

Un convegno che benché non recente – fa ancora riferimento al decennale del D.Lgs. 81/2008 – presenta molte interessanti riflessioni sia sul Testo Unico, sia sulla figura degli RLS.

Il Rappresentante dei lavoratori per la Sicurezza e il Testo Unico

A fornire un bilancio del Testo Unico in riferimento al ruolo degli RLS è l’intervento “La figura del Rappresentante dei lavoratori per la Sicurezza a dieci anni dal Testo Unico tra attuazioni, inattuazioni e possibili sviluppi”, a cura di Angelo Delogu ( Università degli Studi di Urbino Carlo Bo – Membro dell’Osservatorio Olympus).

Riguardo, più in generale alla rappresentanza e tutela collettiva dei lavoratori, il relatore indica che gli aspetti collettivi della sicurezza “si collegano tradizionalmente all’art. 9” dello Statuto dei lavoratori ( legge 20 maggio 1970, n. 300), una norma che “ha proiettato su di un piano collettivo l’interesse alla sicurezza, in precedenza riconosciuto sul piano individuale”.

La norma prevede che i lavoratori, mediante loro rappresentanze, “hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la salute e l’integrità fisica”. Si ricorda, in ogni caso, che l’articolata disciplina contenuta nel D.Lgs. 81/2008 “dovrebbe eliminare i residui spazi di operatività dell’art. 9”. E sebbene il D.Lgs. 81/2008 “non abbia abrogato esplicitamente l’art. 9, esso può tuttavia ritenersi ormai superato ex art. 304” del Testo Unico.

Si sottolinea poi che assume un ruolo importante quanto indicato riguardo alla definizione e alla elezione o designazione del RLS che “deve avvenire in tutte le aziende, o unità produttive”. Si segnala che l’ampliamento della nozione di lavoratore all’interno del D.Lgs. 81/2008 “si riverbera anche sul piano dell’elettorato attivo e passivo per l’elezione dei RLS. Nelle unità produttive con meno di 15 dipendenti vi sarà un’elezione diretta da parte dei lavoratori, o l’individuazione per più aziende nell’ambito territoriale o del comparto produttivo. In quelle di dimensioni maggiori, invece, vi sarà la designazione nell’ambito delle rappresentanze sindacali in azienda o, in loro assenza, l’elezione da parte dei lavoratori. Con ciò si conferma sostanzialmente la disciplina previgente, rispetto alla quale era emerso che nelle aziende più piccole si privilegia la volontà diretta dei lavoratori, in quelle più grandi il collegamento con le organizzazioni sindacali”.

L’intervento si sofferma poi sul termine “designazione”, utilizzato dalla norma, e sulla funzione del Rappresentante territoriale per la sicurezza (RTLS) che “esercita le competenze del RLS con riferimento a tutte le aziende o unità produttive del territorio o del comparto di competenza nelle quali non sia stato eletto o designato il RLS (artt. 47 e 48, D.Lgs. 81/08)”. Il D.Lgs. 81/2008 “per specifici contesti produttivi particolarmente complessi, in cui vi è compresenza di più imprese o cantieri, ha poi introdotto la figura del RLS di sito produttivo (art. 49)”.

 

Ruolo, prerogative e irresponsabilità degli RLS

Si indica che in relazione alla figura del RLS “permangono alcune incertezze, legate ad una serie di problemi, tra cui la natura della rappresentanza (che appare comunque necessaria), l’ambito di riconoscimento del RLS, le sue modalità costitutive (rispetto a cui svolge un ruolo essenziale la contrattazione collettiva), le sue prerogative e le tutele che gli sono assicurate”.

Il RLS è stato definito come ‘l’anello di congiunzione tra base e vertice aziendale’ , rappresentando, come «‘soggetto esponenziale’ degli interessi dei lavoratori», il vero cardine della politica partecipativa della sicurezza.

Il D.Lgs. 81/2008 gli riconosce “funzioni consultive e propositive in materia preventiva, poteri di controllo, segnalazione e ricorso, ma non poteri decisionali (art. 50)” .

In altri termini, in ottica partecipativa – continua il relatore – “il RLS deve essere sentito in merito alle cautele da adottare, controlla e fa proposte sulla strategia preventiva aziendale, ma i suoi pareri non sono vincolanti. Di conseguenza le decisioni finali saranno sempre prese dal datore di lavoro e su di lui ricade la relativa responsabilità”.

Si ricorda poi che l’RLS ha fra l’altro “il diritto di richiedere e di ricevere tempestivamente (dal datore di lavoro), per l’espletamento della sua funzione, copia del DVR, anche su supporto informatico, che può essere tuttavia consultato esclusivamente in azienda. Il RLS deve altresì disporre del tempo necessario allo svolgimento dell’incarico senza perdita di retribuzione, nonché dei mezzi e degli spazi necessari per l’esercizio delle funzioni e delle facoltà riconosciutegli, non potendo subire alcun pregiudizio a causa dello svolgimento della propria attività, a lui applicandosi le tutele legislative delle rappresentanze sindacali”.

A questo proposito e in ragione della sua funzione, “il RSL non può considerarsi, quindi, soggetto passivo del dovere di tutela delle condizioni di lavoro, tant’è vero che a suo carico non si prevedono sanzioni penali e amministrative. Cosicché la dottrina ha rilevato come le responsabilità del RLS «altro non sono che responsabilità morali» poiché, in una ricostruzione in chiave penalistica, va posto in luce come il RLS non sia in possesso di c.d. poteri impeditivi degli eventi dannosi, perciò non sorge in capo ad esso una posizione di garanzia”.

Tuttavia “ciò non significa che il RSL non risponda mai di un infortunio o di una malattia professionale. In base ai princìpi generali, infatti, gli si potrà attribuire una corresponsabilità, qualora abbia concorso con il suo comportamento alla causazione dell’evento, ad esempio, venendo meno alla segnalazione dei pericoli riscontrati”.

È bene ricordare che il RSL non va mai confuso con il preposto”, che ha l’obbligo di “garantire il rispetto della normativa antinfortunistica attraverso il suo potere gerarchico e di vigilanza”. E un problema, non risolto dal D.Lgs. 81/2008, è “se i due ruoli siano cumulabili nella stessa persona. La dottrina tende a esprimersi in senso negativo”.

Le mancate attuazioni in materia di rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza

Concludiamo, infine, riprendendo dall’intervento alcune indicazioni sulle “in-attuazioni in materia di rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza”.

Si indica che diverse norme del TU “riservano alla contrattazione collettiva un’ampia delega, volta alla disciplina delle modalità di designazione o elezione, nonché di esercizio delle funzioni delle varie tipologie di RLS (artt. 47, c. 5; 48, c. 2 e 50, c. 3), alle stesse fonti è affidato il compito di individuare le relative attività formative (art. 37, c. 11). Agli accordi collettivi è affidata anche la costituzione e la regolamentazione degli Organismi paritetici (artt. 2, c. 1, lett. ee) e 51)”. Ma le organizzazioni sindacali e datoriali “hanno attuato con alterne fortune tali deleghe, come è avvenuto, ad es., con l’accordo del 31 gennaio 2012 nel settore servizi e studi professionali; oppure con l’Accordo interconfederale 20 settembre 2011 tra Confapi e Cgil, Cisl, Uil”.

Rimandiamo, infine, alla lettura integrale del documento che riporta ulteriori indicazioni su varie altre (in) attuazioni del D.Lgs. 81/2008, criticità che mostrano come il processo di attuazione del Testo Unico sia stato in questi anni “lento e tortuoso” rischiando di “compromettere il pieno dispiegarsi dell’efficacia preventiva di tale strumento normativo”.

RTM

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l’articolo:

Atti del convegno regionale RLS “ A 10 anni dal DLgs 81/08: RLS….che fare? Ruolo, prerogative, diritti e timori”, pubblicati in “Toscana Rls” n.1/2019, Bollettino della rete regionale dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (formato PDF, 4.48 MB).

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Fonte: Interpello: è sanzionabile il datore se usa un’attrezzatura senza formazione?

Roma, 4 Feb – Sono tanti i dubbi interpretativi che hanno riguardato in questi anni il tema dell’uso delle attrezzature di lavoro con riferimento specialmente agli obblighi dei datori di lavoro e al tema dei controlli e delle verifiche periodiche. Dubbi che spesso sono stati affrontati e risolti attraverso la pubblicazione di numerose circolari del Ministero del Lavoro.

Anche il dubbio interpretativo che affrontiamo oggi riguarda l’uso delle attrezzature, ma si sofferma sul tema delle sanzioni per il datore di lavoro nel caso non formi adeguatamente un lavoratore incaricato dell’uso di una attrezzatura di lavoro. Cosa succede quando questo lavoratore non formato è il datore di lavoro stesso? Si applicano in questo caso le sanzioni previste dall’articolo 87 del Testo Unico?

A questo quesito risponde il primo interpello del 2020, l’Interpello n. 1/2020 approvato nella seduta della Commissione Interpelli del 23 gennaio 2020 (pubblicato il 28 gennaio) avente per oggetto “l’applicazione della sanzione prevista per la violazione dell’art. 71 comma 7 e art. 73 comma 4 del D.Lgs. 81/08”.

Come vedremo e con riferimento al cosiddetto “principio di tipicità” del sistema penale – cioè, semplificando il più possibile, il principio per cui il giudice sanziona un fatto che è correlato strettamente alla previsione, alla fattispecie indicata dalla norma – la Commissione esclude in questo caso l’applicazione delle sanzioni per la violazione dell’obbligo formativo di cui all’articolo 71.

I quesiti dell’interpello sulle sanzioni per il datore di lavoro

L’Interpello n. 1/2020 risponde ad una istanza di interpello della Regione Friuli-Venezia- Giulia.

Con tale istanza la Regione vuole conoscere il parere della Commissione, in merito a tale problematica:

  • l’art. 69, comma 1, lettera e) del D.Lgs. 81/2008 ‘definisce operatore: il lavoratore incaricato dell’uso di una attrezzatura di lavoro o il datore di lavoro che ne fa uso
  • Inoltre l’art. 71, co. 7, lettera a) sempre del Testo Unico “sancisce che ‘qualora le attrezzature richiedano per il loro impiego conoscenze o responsabilità particolari in relazione ai loro rischi specifici, il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché: a) l’uso dell’attrezzatura di lavoro sia riservato ai lavoratori allo scopo incaricati che abbiano ricevuto una informazione, formazione ed addestramento adeguati’”.

E tale formazione – continua l’istanza – “in relazione a quanto disposto dall’art. 73, comma 4, per le attrezzature che richiedono conoscenze e responsabilità particolari, ha caratteristiche ‘tali da consentire l’utilizzo delle attrezzature in modo idoneo e sicuro, anche in relazione ai rischi che possano essere causati ad altre persone”.

E dunque in relazione al già citato art. 69, co. 1, lett. e), “anche il datore di lavoro che utilizza le attrezzature di cui al comma 4 dell’art. 73 è considerato operatore e in quanto tale deve essere formato e abilitato al loro utilizzo”.

In relazione a queste premesse della Regione Friuli-Venezia-Giulia si chiede se “in virtù di tale parificazione di fatto al lavoratore” e in caso di “omessa abilitazione del datore di lavoro all’utilizzo di attrezzature di cui all’art. 73 co. 4 debba essere ascritta allo stesso la sanzione prevista dall’art. 87 – comma 2, lettera c), del D. Lgs. 81/08, in riferimento alla violazione di cui all’art. 71, comma 7, lettera a), del medesimo Decreto in relazione ai rischi che come un qualsiasi altro lavoratore potrebbe indurre ai terzi”.

La risposta della Commissione Interpelli

La Commissione Interpelli rileva che il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151, recante “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, ha “modificato il precitato articolo 69, comma 1, lettera e), del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, inserendo nella definizione di ‘operatore’ anche il datore di lavoro che precedentemente ne era escluso, ma non è intervenuto sui successivi articoli 71, comma 7, lettera a) e 87, comma 2, lettera c), del medesimo decreto”.

Dunque è solo dall’entrata in vigore del D.Lgs. 151/2015 che anche il datore di lavoro che usa un’attrezzatura di lavoro è considerabile operatore.

Inoltre – continua la Commissione – dal combinato disposto delle norme indicate “si evince la previsione di sanzioni penali a carico del datore di lavoro e del dirigente unicamente nel caso in cui gli stessi abbiano incaricato all’uso di attrezzature di lavoro, che richiedano per il loro impiego conoscenze o responsabilità particolari, ‘lavoratori’ che non abbiano ricevuto ‘una informazione, formazione ed addestramento adeguati’”. E dunque non si fa, ad esempio, espresso riferimento a ‘datori di lavoro’.

La Commissione ritiene che “a far data dall’entrata in vigore del citato decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151 sia vietato l’utilizzo di qualsiasi attrezzatura di lavoro, per la quale è prevista una specifica abilitazione, da parte di qualsiasi ‘operatore’, compreso il datore di lavoro che ne sia privo”.

Tuttavia – la Commissione conclude – “fatta salva l’applicazione alle singole fattispecie concrete di diverse disposizioni sanzionatorie previste dalla normativa vigente” e sulla base del “principio di tipicità” del sistema penale – che “l’ambito di operatività del sopra citato articolo 87, comma 2, lettera c), del d.lgs. n. 81/2008 debba essere circoscritto alle fattispecie in esso previste, pertanto le relative sanzioni non possono essere applicate qualora tali attrezzature siano utilizzate dal datore di lavoro”.

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Il RLS è responsabile se non segnala un rischio? https://erretresicurezza.it/il-rls-e-responsabile-se-non-segnala-un-rischio/ https://erretresicurezza.it/il-rls-e-responsabile-se-non-segnala-un-rischio/#respond Wed, 08 Apr 2020 13:05:42 +0000 https://erretresicurezza.it/?p=17842 Fonte: puntosicuro.it Quesito Secondo il D. Lgs. n. 81/2008 il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è tenuto ad avvertire il responsabile della azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività. Questo significa che il RLS può essere chiamato a rispondere penalmente per un infortunio legato a un rischio che non ha provveduto a

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Fonte: puntosicuro.it

Quesito

Secondo il D. Lgs. n. 81/2008 il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è tenuto ad avvertire il responsabile della azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività. Questo significa che il RLS può essere chiamato a rispondere penalmente per un infortunio legato a un rischio che non ha provveduto a segnalare al datore di lavoro e che tra l’altro non era stato individuato nel DVR che ha anche sottoscritto?

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Risposta

Il dubbio segnalato dal lettore che ha formulato il quesito è sorto subito appena entrato in vigore il D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, contenente il Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ed è stato oggetto già di precedenti altri interventi. Se in una azienda, ha chiesto il lettore, dovesse accadere un infortunio a un lavoratore per la mancanza di una misura di sicurezza il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) può essere chiamato a rispondere penalmente per l’infortunio stesso per non avere provveduto a segnalare al datore di lavoro la carenza della misura di sicurezza che ha portato all’evento infortunistico tenuto conto anche che il RLS ha sottoscritto il DVR nel quale tale rischio non era stato evidenziato? Per dare una risposta al quesito esaminiamo i riferimenti normativi applicabili al caso in esame.

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è una figura che nelle aziende opera appunto in rappresentanza dei lavoratori che lo hanno eletto o designato, ai sensi dell’art. 47 comma 2 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81 e s.m.i., per quanto riguarda le problematiche connesse alle condizioni di sicurezza dei luoghi di lavoro. A tale figura sono assegnati dei diritti e delle attribuzioni che il legislatore ha elencato nel comma 1 dell’articolo 50 del D. Lgs. n. 81/2008 di seguito indicato:

1. Fatto salvo quanto stabilito in sede di contrattazione collettiva, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza:

a) accede ai luoghi di lavoro in cui si svolgono le lavorazioni;

b) è consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nella azienda o unità produttiva;

c) è consultato sulla designazione del responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione, alla attività di prevenzione incendi, al primo soccorso, alla evacuazione dei luoghi di lavoro e del medico competente;

d) è consultato in merito all’organizzazione della formazione di cui all’articolo 37;

e) riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente alla valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative, nonché quelle inerenti alle sostanze ed ai preparati pericolosi, alle macchine, agli impianti, alla organizzazione e agli ambienti di lavoro, agli infortuni ed alle malattie professionali;

f) riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza;

g) riceve una formazione adeguata e, comunque, non inferiore a quella prevista dall’articolo 37;

h) promuove l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori;

i) formula osservazioni in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti, dalle quali è, di norma, sentito;

l) partecipa alla riunione periodica di cui all’articolo 35;

m) fa proposte in merito alla attività di prevenzione;

n) avverte il responsabile della azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività;

o) può fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate dal datore di lavoro o dai dirigenti e i mezzi impiegati per attuarle non siano idonei a garantire la sicurezza e la salute durante il lavoro.

 

E’ chiaro quindi, secondo quanto sopra detto, che il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, nel momento in cui non operi secondo le attribuzioni in materia di salute e di sicurezza sul lavoro che gli sono state conferite al momento della sua elezione o designazione, “risponde” o, per meglio dire, deve rendere conto del suo operato ai lavoratori per conto dei quali svolge la propria attività i quali volendo lo possono rimuovere e sostituire con un altro comunicando e motivando le loro decisioni al datore di lavoro.

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Covid19 e colleghi di lavoro https://erretresicurezza.it/covid19-e-colleghi-di-lavoro/ https://erretresicurezza.it/covid19-e-colleghi-di-lavoro/#respond Fri, 03 Apr 2020 13:12:36 +0000 https://erretresicurezza.it/?p=17850 Fonte: puntosicuro.it Le tematiche comunicative interne che un'azienda può trovarsi ad affrontare in questo periodo caratterizzato dalla presenza del coronavirus Covid19, sono sostanzialmente di tre tipi, seppure con aree significative di sovrapposizione. Il sospetto La prima riguarda la possibilità di sospettare che qualche collega, a causa dei suoi comportamenti non coerenti con le linee di

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Le tematiche comunicative interne che un’azienda può trovarsi ad affrontare in questo periodo caratterizzato dalla presenza del coronavirus Covid19, sono sostanzialmente di tre tipi, seppure con aree significative di sovrapposizione.

Il sospetto

La prima riguarda la possibilità di sospettare che qualche collega, a causa dei suoi comportamenti non coerenti con le linee di attenzione emanate, o qualche collaboratore o cliente, possa essere portatore del virus.

In questo caso occorre non sottovalutare le paure espresse, ma anzi valorizzare gli atteggiamenti di autoprotezione sottesi. Valorizzare la paura è un modo straordinariamente efficace per fare in modo che le procedure adottate dall’azienda siano comprese e memorizzate. Quando invece si tende a negare la paura, riducendola a un atteggiamento di debolezza, il risultato può portare o alla sottovalutazione dell’importanza delle procedure adottate (“io non ho paura”) o alla considerazione che siano predisposte più per difendere gli interessi dell’azienda che quelli dei lavoratori.

Collaboratori in isolamento fiduciario

Il secondo caso riguarda la possibilità che un collaboratore sia posto in isolamento fiduciario (quarantena) in attesa del tampone o più semplicemente del tempo di degenza prescritto.

In questo caso credo sia fondamentale da un lato fornire informazioni obiettive sulla possibilità che il collega possa essere stato fonte di contagio anche per gli altri. Nella misura in cui le autorità sanitarie lo abbiano escluso può non bastare fare riferimento a questa valutazione, ma può essere utile aiutare i colleghi più vicini a riconoscerne la correttezza, verificando con loro stessi che non c’erano stati affatto contatti pericolosi.

In secondo luogo appare utile suscitare atteggiamenti pro sociali che riconoscano le difficoltà cui andrà in contro il collega nel suo tempo di isolamento fiduciario. Egli affronterà sia il timore di scoprirsi ammalato sia quello di poter essere fonte di contagio per i suoi familiari.

Come già sottolineato è importante che l’ufficio risorse umane mantenga un costante contatto con la persona in isolamento e fornisca ai colleghi informazioni sul suo stato di salute (pur nel rispetto delle minimali regole di privacy). L’essere fonte di informazione per i colleghi è pensato per evitare che si costruiscano delle leggende o peggio delle fake news relativamente alle condizioni del collega.

Collaboratori ammalati

La terza situazione, certamente la più inquietante, riguarda il fatto che il collaboratore risulti ammalato, e magari ricoverato in ospedale. In questo caso, mantenere un contatto con lui e con la sua famiglia ed essere la fonte di informazione per tutti i colleghi sta a sottolineare l’attenzione dell’azienda per il benessere del proprio personale. Attenzione che avrà una ricaduta sia nell’immediato, essendo noto che una situazione di stress diventa anche un rischio dal punto di vista della sicurezza sul lavoro, ma ancor di più per momenti successivi alla fine di questa emergenza.

Un clima aziendale positivo e compartecipato è notoriamente una delle principali leve per aiutare l’azienda a superare le situazioni di emergenza: impararlo da questa esperienza potrà essere estremamente utile anche per il futuro.

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